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La vie en rose

La vie en rose

di Vincenzo D’Anna*

Ebbene sì. Nel giardino delle rose della Casa Bianca Donald Trump ha portato al termine il suo cervellotico disegno di rivalersi sul mondo intero mediante l’apposizione di dazi sulle merci in ingresso negli Stati Uniti. Lo ha fatto con un discorso che lascia basiti: becero nello stile e mendace sul piano storico. Dopo aver bollato, nei giorni scorsi, la Comunità Europea come “parassita”, il tycoon ha reiterato l’offesa definendo il Vecchio Continente come composto da ladri e volgari profittatori in danno degli Usa. Insomma il ricco newyorkese ha dato il via alla giornata della liberazione degli States da tutte i soprusi che gran parte del mondo e delle democrazie occidentali avrebbero realizzato sulla loro economia!! Il fine ultimo – come man mano viene a galla con nitidezza – di questa sceneggiata a stelle e strisce, è quello di ricavare maggiori utili ed un incremento della produzione di beni in terra americana, da consumarsi poi nel marcato interno di quella stessa nazione. Un mastodontico e convulso tentativo di sgravare gli Stati Uniti della gran parte del debito pubblico fin qui accumulato, nonché abbassare il rapporto tra deficit e Pil. Un progetto da portare a compimento, costi quel che costi, anche compromettendo le alleanze ed i buoni rapporti con gli storici alleati di un tempo sparsi per il mondo. Rapporti antichi e solidi instauratisi subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, allorquando molte nazioni si erano riparate sotto l’ombrello militare di Washington attraverso la Nato, instaurando anche stretti legami economici e commerciali con il colosso d’Oltreoceano. Venendo ai giorni nostri, anche nell’apposizioni dei dazi è stata usata un’odiosa discrezionalità, applicando percentuali differenti per le diverse nazioni: al dieci percento quelli sui prodotti inglesi, al venti quelli della Ue e del Giappone, oltre il trenta quelli sulle merci provenienti dalla Cina. Una specie di rivalsa politica ed economica che ha già destabilizzato ovunque gli indici delle borse valori, con ulteriori terremoti finanziari all’orizzonte. La dottrina “prima l’America” del nuovo presidente oltre che azzardata (per la reciprocità dei dazi che subiranno anche le merci made in Usa), è del tutto singolare per le ripercussioni negative che graveranno pure sui prodotti americani. Inoltre devasterà la rete delle tradizionali alleanze politiche. Insomma la politica interna di risanamento economico della Casa Bianca passa attraverso l’uso di una nuova politica estera di quella nazione, esattamente il contrario di quanto normalmente avveniva in precedenza, a partire dagli accordi di Yalta del 1945. Per fare un esempio accessibile a tutti è come se una squadra di calcio intendesse vincere non tanto facendo più reti ma incrementando la propria capacità difensiva, ossia non interessandosi d’altro che di prendere meno gol possibili. Una tattica che si fa tutt’uno con la strategia di piegare le altre nazioni attraverso la preponderante forza economica e militare, magari condita delle minacce militari più che dalla diplomazia e della collaborazione. Un paradosso sul piano macro economico per un Paese che ha dato vita alla teoria dell’economia globalizzata, che ha sostenuto per primo il modello che i beni di una nazione potessero essere prodotti ovunque fosse conveniente sulla faccia della Terra, aiutando in tal modo lo sviluppo di aree depresse e paesi sottosviluppati sparsi sul globo terraqueo. Con queste premesse i guardiani del mondo scelgono di ritrarsi a coltivare il proprio orticello, ad interessarsi del prezzo delle uova e della benzina, dei generi di prima necessità che interessano alle famiglie americane. Un debito contratto con i propri elettori dal candidato Repubblicano. Se il mercato di libera concorrenza, recepito ovunque, ormai ha dimensioni globali ed interdipendenti l’autarchia è un pessimo rimedio. Lo sarà ancor di più in un mondo ove incombe la minaccia di una guerra non solo commerciale ma anche militare. Benjamin Constant, economista francese, inventore dell’utilitarismo, ossia quella basata sul massimo beneficio al maggior numero di persone, soleva ripetere che sulle frontiere ove passano libere le merci non passeranno mai i cannoni. Viceversa la politica di Donald Trump crea opposte condizioni, una via minacciosa e guerrafondaia, che minaccia finanche di annettere territori sovrani come la Groenlandia che appartiene alla piccola Danimarca. Un paese occidentale ed atlantico componente della Nato. Insomma si imboccano ben altre strade che non la…vie en rose.

*già parlamentare

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